VAL CENISCHIA

 MONCENISIO

 

*    IL COMUNE DI MONCENISIO

*    LA STORIA

*    IL FORTE DEL VARISELLO

*    MALAMONT

*    PIANO DELLE FONTANETTE

*    FORTE RONCIA

*   FORTE DI PATTACROCE

*   PUNTA MARMOTTIERE (3384 mt.)

*   PUNTA NOVALESA  (3319 mt.)

*   ROCCIAMELONE (3538 mt.)

*   MONTE GIUSALET (3312 mt.)

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IL COMUNE DEL MONCENISIO

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Alle porte del Parco della Vanoise, a pochi chilometri dalla frontiera francese, Ferrera, oggi comune di Moncenisio, si trova ad un'altitudine di 1460 m. s.l.m. ed è il più alto Comune della Val Cenischia, in Val Susa.

Il comune di Moncenisio costituisce il più piccolo Comune del Piemonte e uno tra i più piccoli d'Italia. Attualmente conta poco meno di cinquanta residenti anagrafici, ma molti meno sono quelli effettivi.

L'abitato, il cui centro si sviluppa lungo il torrente Cenischia ed intorno alla Chiesa Parrocchiale di San Giorgio, mantiene vive le sue antiche tradizioni agricole e pastorali.
D'estate i sentieri della zona sono un invito alla escursioni e passeggiate distensive a diretto contatto con la natura incontaminata che offre una ricca varietà di flora e fauna.

Il clima tipicamente montano presenta inverni che durano a lungo (sei mesi), con temperature anche molto rigide.
Le estati sono complessivamente piuttosto fresche, anche se talvolta, nelle giornate più calde, il termometro raggiunge i 30° C.

 

IL TERRITORIO

 

Di seguito vengono elencati alcuni dati relativi al territorio del comune di Moncenisio:

altitudine: mt 1461
abitanti: 50
superficie: 39,8 Kq
distanza da Torino: 70 Km

Il comune di Moncenisio conta poco meno di cinquanta residenti anagrafici e per questo costituisce uno dei comuni più piccoli d'Italia.

 

Moncenisio, insieme ai comuni di Novalesa, Venaus, Giaglione e Mompantero, si trova in una valle laterale della Val Susa, la Val Cenischia.

 

Fino al 1940 portò il nome di Ferrera Cenisio.

 

clicca sulla foto raffigurante una veduta del forte Varisello  per ottenerne l'ingrandimento

 

 

 

 

STORIA DEL MONCENISIO

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2000 ac

- Neolitico, prime testimonianze di presenza umana.

 

 

 

750 ac

- Ritrovamento attrezzi vari nella gotta di La Balme (Sollieres) riconducibili al periodo 1800/750 ac

 

 

 

750/0 ac

- Passaggio sul Colle del Mont Cenis delle truppe di Cozio. Poi primi passaggi delle truppe Romane.

 

 

 

9/8 ac

- Susa e tutta l'area del Moncenisio passano sotto il dominio dei Romani. Costruzione dell'Arco di Augusto. 

 

 

 

774

- Passaggio di Carlo Magno con al seguito le sue truppe.

 

 

825

 

- Si fonda il primo Ospizio a scapito della Abbazia di Novalesa.

870

 

- Bande di Saraceni scorrazzano sulle Alpi, viene bruciata la Novalesa.

971

 

- I Saraceni sono definitivamente scacciati dalle Alpi.

1100

 

- Il Valico del Moncenisio diventa il principale accesso per l'Italia dall'Occidente.

1300

 

- Il rigore delle truppe Sabaude sconfigge la piaga del brigantaggio.

1500

 

- Si impongono forti dazi per il passaggio e severi controlli di dogana.

1694

 

- Passaggio di truppe francesi al seguito del Catinat, primi miglioramenti alla strada.

1792

 

- Il Valico viene chiuso. I Francesi invadono la Savoia.

1794

 

- L'Ospizio viene abbandonato. I Francesi dominano la valle del Cenischia e i traffici sono fermi.

1800

 

- Il Valico ritorna Italiano.

1801

 

- Passaggio di Napoleone, l'Ospizio viene riaperto.

1803

 

- Costruzione della strada Napoleonica. Ampliamento dell'Ospizio con funzioni militari.

1813

 

- Completamento della strada. Costruzione del Forte del Gatto.

1837

 

- I monaci abbandonano l'Ospizio, a favore di una gestione civile.

1859

 

- Passaggio di truppe Francesi come alleati con l'Italia.

1860

- Si stabilisce il confine Italia/Francia al Colle del Mont Cenis.

 

1861

      

- La piana del Moncenisio diventa zona franca, e il posto di confine Italiano passa alla Casa di Ricovero n.5 dove resterà fino al 1964 per poi passare più indietro a Barcenisio, fino ai giorni nostri.

 

1868

- Inaugurazione della ferrovia Fell, costruita a tempo record. Tragitto Susa-Lanslebourg. Si rivelerà un fallimento commerciale per gli alti costi di esercizio.

 

1871

   

   

- Apertura del Tunnel ferroviario del Frejus. Il Grande Valico passa improvvisamente dalla vita alla morte. Tutti i passaggi commerciali cessano, compreso il fallimento della ferrovia Fell, e così cessa anche l'attività economica per tutti i paesi di qua e di là della frontiera. Molti abitanti dei paesi della Val Cenischia emigreranno all'estero in cerca di lavoro.

 

1874

- Peggioramento dei contatti diplomatici con la Francia. Costruzione Forte Roncia.

 

1878

      

- Costruzione Forte Cassa e Forte Varisello. (Il Forte Cassa è stato demolito in seguito alla costruzione dello sbarramento dell'attuale diga)

 

1888

- Costruzione Forte Pattacroce e Forte Malamot.

 

1904

        

- Costruzione Batteria Paradiso e Batteria La Court. (La Batteria Paradiso è stata demolita in seguito alla costruzione dello sbarramento dell'attuale diga)

 

1915

1918  

- Gli armamenti delle fortificazioni del Moncenisio (cannoni), vengono spostati sul fronte Austriaco. Italia e Francia sono alleati durante la I Guerra Mondiale.

 

1921

- Si crea la prima Diga artificiale per aumentare il volume del lago naturale e sfruttare l'energia idroelettrica.

 

1930

    

           

- Peggioramento dei contatti diplomatici con la Francia.

- Iniziano le massicce costruzioni di tutte le opere difensive del Vallo del Moncenisio, Batterie, Centri di Fuoco e Ricoveri.

 

1940

  

    

- Seconda Guerra Mondiale: Le batterie Italiane attaccano le postazioni Francesi al Moncenisio, la scarsa difesa porta le truppe Italiane a occupare la valle dell'Arc. Il 24 giugno si firma l'armistizio e le truppe Italiane occupano i territori conquistati.

 

1944

       

- Rapide azioni di disturbo da parte dei Francesi per verificare l'efficacia delle fortificazioni Italiane a protezione del Colle. Truppe Italiane e Tedesche presidiano il Valico.

 

1945

      

- 15 gennaio. Attacco senza successo di partigiani Piemontesi al Forte del Malamot presidiato da truppe Tedesche.

       

- 4 aprile. I Francesi conquistano nella notte le postazioni del M.Froid  e tentano invano di riprendere il Forte Turrà.

   

- 5 aprile. I Francesi attaccano e occupano le postazioni a Bellecombe. Attaccano senza successo le postazioni nell'area del P.T.M.Cenis e Malamot.

   

- 12 aprile. I Tedeschi si ritirano, come pure gli Italiani lasciando strada libera ai Francesi.

    

- 25 aprile. Firma dell'Armistizio. Fine del conflitto Mondiale.

      

 

 

 

  

 

 

1968

     

- Inaugurazione della diga di sbarramento come si può vedere oggi, l'Ospizio e molte opere civili e militari vengono definitivamente distrutte dall'innalzarsi delle acque del lago. 

 

 

 

 

bibliografia:

 

Castelli e fortezze della Valle di Susa. Edizione Museo della Montagna "Duca degli Abruzzi" Club Alpino Italiano - Sezione di Torino

LA BATTAGLIA DELLE ALPI - Alberto Turinetti di Priero. Susalibri 1990

SEGUSIUM - SOCIETA' DI RICERCHE E STUDI VALSUSINI - Numero speciale sulle vie di comunicazione in Valle di Susa - SUSA

STORIA DELLA VAL DI SUSA Tradizioni e Leggende - Michele Ruggiero - Piemonte in Bancarella

IL GRANDE VALICO (Memorie sul Moncenisio) - Leonardo Carandini - ISTITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI - NOVARA

STORIA DELL'ALTA VALLE DI SUSA - Luigi Francesco Peracca - Piero Gribaudi Editore TORINO

LE OPERAZIONI DEL GIUGNO 1940 SULLE ALPI OCCIDENTALI - STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO - UFFICIO STORICO - ROMA 1981

IL VALLO ALPINO - LE FORTIFICAZIONI DELLE ALPI OCCIDENTALI DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE - Alberto Fenoglio - SUSA LIBRI

IL MONCENISIO COM'ERA - Amis du Mont Cenis - CHAMBERY

LA MONTAGNA FORTIFICATA - Pier Giorgio Corino - Piero Gastaldo - MELLI Borgone

FORTIFICAZIONI E SPIE - Pier Giorgio Corino - MELLI Borgone

L'OPERA IN CAVERNA DEL VALLO ALPINO - Pier Giorgio Corino - MELLI Borgone

LA FERROVIA DEL MONCENISIO - Enrico Pieri - Edizioni Elledi

 

LE FORTIFICAZIONI OTTOCENTESCHE DEL MONCENISIO - Pier Giorgio Corino - MELLI Borgone

 

UNA STRADA PER IL MONCENISIO - Pier Giorgio Corino / Livio Dezzani - MELLI Borgone

 

 

IL FORTE DEL VARISELLO

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Il Forte Varisello, edificato negli anni Settanta del XIX secolo (terminato probabilmente tra il 1887 e il 1890), si trova sulla riva sud-est del lago del Moncenisio, a 2.118 metri di quota.
Presenta una pianta pentagonale, su 2 piani, circondata per gran parte del perimetro da un fossato.
Nelle mura si trovano delle aperture: le feritoie più piccole erano utilizzate dai fucilieri, mentre le aperture più grandi costituivano le cannoniere equipaggiate con pezzi da 9 AR/Ret; aveva in ogni caso possibilità di fare fuoco in tutte le direzioni.
È possibile entrare nella costruzione passando attraverso l'unico imponente portone che si affaccia sul Piemonte, attraversando il ponte levatoio che sovrasta il fossato perimentrale: all'interno si trova la caserma su due piani, al centro del cortile, dove alloggiavano i soldati del presidio. Una rampa dava accesso al piano inferiore.
Il forte è stato disarmato all'inizio del 1900 e poi utilizzato come magazzino logistico. Intorno al 1910 fu impiegato come bersaglio per testare nuovi proiettili di artiglieria
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IL MALAMONT

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Uno splendido itinerario di alta montagna in un ambiente solitario e selvaggio, tra spettacolari vedute sulla conca del Moncenisio e sui numerosi tremila che la circondano.

La vetta del Malamont, isolata e altamente panoramica, è raggiungibile con una bella carrareccia militare che risale, con numerosissime svolte sorrette da spettacolari muri a secco, il versante settentrionale delle montagna.La strada termina in prossimità dei ruderi della grossa caserma difensiva costruita alla fine dell’ottocento sulla cresta terminale subito sotto la cima. Lungo tutto il percorso sono imponenti i resti di istallazioni militari campali e in caverna.

Dallo spiazzo la strada aggira l’altura su cui sorge il forte dl Varisello, la principale opera Del campo trincerato del Moncenisio, disarmata e trasformata in caserma all’inizio del novecento.

Evitato un bivio che scende verso la Gran Croce si svolta a sinistra al successivo iniziando la lunga ascesa.

Dopo poche centinaia di metri si ignora la strada proveniente dai laghi del Roterel per iniziare una lunga serie di tornanti che fanno rapidamente prendere quota alla carrareccia.

In prossimità del terzo chilometro un’evidente traccia di sentiero raggiunge in poche decine di metri la porta garitta addossata alla parete rocciosa della batteria in caverna B2 armata con quattro cannoni da 75 mm su affusto ruotato.

Dopo aver attraversato una prima breve galleria, si raggiunge un ampio terrazzo dal quale inizia la galleria che porta alle posizioni dei pezzi caratterizzate da notevoli dimensioni interne per ospitare l’affusto da campagna e ampie aperture rettangolari nella roccia che permettevano di coprire tutto il settore dell’Ospizio, proteggendo cosi il fossato anticarro e le installazioni dell’ala destra dello schieramento difensivo del Moncenisio.

A causa della posizione defilata delle casematte e delle buone qualità meccaniche della roccia, i cunicoli della batteria non vennero rivestiti con cemento; durante la visita degli interni occorre prestare un minimo di attenzione a eventuali piccoli blocchi pericolanti ed è consigliato l’uso del casco, oltre all’indispensabile torcia elettrica.

Ritornati sul percorso principale si prosegue in leggera salita affrontando una lunga serie di tornanti fino a giungere su un’ampio pianoro dove sorgono i ruderi dei tre grandi ricoveri del Giasset costruiti nel 1889 per ospitare le numerose truppe di guarnigione alle diverse postazioni campali dei dintorni. Raggiunto un ultimo bivio si trascura il ramo di sinistra che conduce al lago Bianc per salire nello sterile roccioso vallone che termina con il colletto del Malamont.In prossimità del colle sorgono tre piccoli centri in caverna raggiungibili e visitabili negli interni con una digressione di poche centinai di metri.

Dirigendosi a nord-est dell’ampia sella erbosa si giunge all’ingresso del centro 7 dotato di du casematte metalliche e un blocco in calcestruzzo per mitragliatrice con uscita di sicurezza. Questo centro è talora occupato parzialmente dal ghiaccio e per la visita degli interni occorre prudenza e attrezzatura adatta.

Scendendo verso nord lungo la mulattiera per la Pattacroce si incontra, dopo pochi minuti, l’evidente torretta metallica del centro 9, resistente ai medi calibri e munita di quattro aperture protette da scudi ruotanti; questa cupola corazzata pesava fino a 16 tonnellate e permetteva l’installazione di due mitragliatrici contemporaneamente. L’opera venne costruita nella prima metà degli anni trenta a 2700 m di quota ed era armata con cinque mitragliatrici e servita da trenta uomini. Un successivo ampliamento non venne completamente ultimato e la vista delle gallerie richiede attenzione nei tratti rimasti privi di rivestimento e parzialmente allagati. A nord-ovest del colletto su di una piccola altura tondeggiante, si nota  un’altra torretta metallica paer mitragliatrice fiat appartenente al centro 8, una piccola installazione con tre postazioni e un piccolo ricovero sotterraneo in ottime condizioni e interamente visitabile all’intern o.

Raggiunta nuovamente la strada del Malamont, si prosegue in leggera salita a mezza costa lungo lo scosceso versante nord della punta di Droset fino ad arrivare, in venti minuti, davanti all’imponente muro con doppio ordine di feritoie della caserma ottocentesca. La caserma venne costruita nel 18889, subito sotto alla cima del monte Malamont a quota 2900 m per controllare dall’alto il sottostante vallon de Savine e impedire eventuali aggiramenti dal finco sinistro del dispositivo difensivo del Moncenisio. La caserma difensiva strutturata su due piani con feritoie per la difesa ravvicinata era dotata di quattro postazioni armate con mitragliatrici e poteva ospitare fino a 200 uomini di guarnigione.

 caserma un sentiero gradinato porta fino alla cima della montagna dove sorgeva l’osservatorio dell’opera e dove si erge ora una struttura in cemento aprotezione della cupola corazzata dell’osservatorio del sottostante centro 6. L’opera, con l’ingresso protetto da porta garitta posizionatosubito a ovest della caserma, era dotato di due postazioni per mitragliatrici visibili dal piazzale davanti all’ingresso della caserma e da una terza casematta con campo di tiro sul lago Bianco. I cunicoli di questo centro sono difficilmente visitabili perché per lunghi tratti sono ormai invasi quasi completamente dal ghiaccio.

 

IL PIANO DELLE FONTANETTE

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Un breve itinerario di notevole interesse paesaggistico permette di raggiungere le sponde del lago e di scendere nell’invaso, raggiungendo le vecchie installazioni degli anni trenta, che emergono dalle acque nei mesi di aprile maggio.

 

Il piano delle fontanette è un piccolo balcone naturale a mezza costa tra l’ampia conca del Moncenisio, ormai quasi completamente occupata dal grande invaso artificiale degli anni sessanta, e la bella valle glaciale del Lamet che termina con il terrazzo sul quale sorge il Forte Roncia.

Negli anni trenta il ripiano venne fortificato con una serie di opere in caverna che proseguivano in basso verso la zona dell’ospizio ottocentesco e in alto si raccordava con il vecchi forte Roncia, sempre seguendo l’andamento della profonda incisione del torrente Roncia utilizzato quasi come un fossato protettivo.

 

Dal parcheggio a fianco della cappella a piramide del Mncenisio si entra nel piccolo giardino alpino realizzato tutto intorno all’edificio.

Nel giardino si tentano di ricreare le condizioni naturali dell’areale alpino con un suolo povero, ben drenato, leggermente calcareo e con poca materia organica. Sono qui presenti numerose piante tipiche delle quote elevate, adatte a sopravvivere in condizioni estreme di freddo e secco. Questo tipo di vegetazione, caratterizzata il più delle volte da una fioritura sgargiante e spettacolare, è contraddistinto spesso da una crescita lenta, da dimensioni ridotte e dalla capacità di sfruttare, grazie ad un sistma radicale profondo, ambienti apparentemente sterili, come le fessure delle rocceo suoli prevalentemente rocciosi e detritici.

 

Raggiunta la parte più bassa del giardino, si esce attraverso un cancelletto girevole e si prosegue in discesa per alcune decine di metri per il sentiero panoramico, attrezzato in diversi punti con panchine e tavolini.

Nei pressi di una piccola altura tondeggiante, dove si scorgono i reticolati e tubi metallici che fuoriescono dal terreno, si abbandona il percorso principale per svoltare a sinistra lungo una traccia di sentiero che, in leggera discesa, porta all’ingresso superiore della batteria chiuso da un robesto cancello in metallo. L’estesa installazione in caverna si sviluppava su due livelli collegati tra loro da lunghe scalinate sotterranee e da un’estesa rete di cunicoli, oggi in gran parte non più percorribili, perché danneggiate da pesanti demolizioni attuate dai tedeschi in ritirata nel aprile 45.

La batteria era armata con quattro cannoni da 75 mm collocati in casamatta metallica con alto spessore frontale, una soluzione adottata raramente e solo per quelle postazioni sotto il fuoco diretto del nemico progettate nella prima parte degli anni trenta, quando la cronica carenza di acciaio non si faceva sentire in tutta la sua drammaticità.

Dall’entrata superiore uno stretto e ripido sentiero porta in basso verso lo spiazzo antistante l’ingresso inferiore, occupato da alcuni edifici di servizio ormai diroccati addossati alla parete rocciosa.

Da qui ci si può.inoltrare ,con estrema cautela , nella prima parte dell’installazione sotterranea, meno danneggiata dalle demolizioni.

Dopo alcuni locali di servizio per l’acqua e il generatore, si raggiunge un vasto ricovero per la truppa al termine del quale parte la galleria di collegamento con le casematte dei pezzi di artiglieria.

Subito dopo il ricovero si stacca a sinistra il cunicolo per la prima postazione che permette di rendersi conto della ristrettezza dello spazio interno in queste installazioni. Ritornati nel corridoio principale è sconsigliabile proseguire nei locali successivi, pesantemente danneggiati e con il rischio di distacchi di materiale dalla volta.

Una volta all’aperto un’esile traccia permette la visita all’esterno delle postazioni con le casematte perfettamente integrate e mimetizzate nella parete rocciosa. Due postazioni sono state investite dall’esplosione interna e presentano il calcestruzzo sgretolato con il guscio corazzato messo a nudo e talvolta fessurato in tutto il suo spessore.

Dal piazzale inferiore, un sentiero ormai quasi scomparso scende verso le sponde del lago e può essere utilizzato per arrivare all’evidente tracciato della vecchia strada statale nel periodo in cui emerge dalle acque del lago in costante riduzione lungo tutto il corso dell’inverno.

Raggiunta la vecchia strada si prosegue alla volta delle vicine vestigia del ponte rosso che scavalcava le acque del torrente Roncia in prossimità delle vecchie dighe costruite dagli italiani negli anni venti per alimentare le centrali della Gran Scala e di Venaus.

Questo primo intervento aumentò di cinque volte la superficie del lago glaciale, cancellando per sempre le bellissime cascate che scendevano verso il piano di Nicolao e portando le acque nell’invaso a lambire il muro esterno dell’ottocentesco ospizio del Moncenisio.

Subito dopo il ponte si svolta a sinistra e si attraversa la prima diga per raggiungere il grosso malloppo in calcestruzzo del centro 18, costruito all’interno della piccola altura su cui sorgeva l’ottocentesco forte Gatto, edificato nel periodo napoleonico per controllare la strada per il colle.

Questo piccolo centro, in parte interrato non è visitabile all’interno, era costruito da due blocchi armati con tre mitragliatrici e due cannoni anticarro. Sulla sommità dell’altura si può asservare il pozzo di accesso alla cupola corazzata dell’osservatorio, asportata dai recuperanti nell’immediato dopoguerra.

Aggirata la prima latura si raggiunge la seconda diga costruita in cemento armato, ancora sorprendentemente in buone condizioni nonostante decenni di abbandono sotto le acque del lago. Quando l’acqua sufficientemente bassa si può scendere al piede delle dighe per osservare la struttura interna, sfruttando l’ampio squarcio alla base aperto negli anni settanta per permetter la circolazione delle acque tra il nuovo ed il vecchio bacino.

Dalla terza diga la carrareccia proseguiva sulla sponda destra del lago verso lo sperone dei Rivers, passanso in prossimità del centro 12, oggi sommerso, e del centro 17 collocato sulla penisola a nord del forte di Varisello. Tornati sulla vecchia strada del Moncenisio si svolta a sinistra e si oltrepassa il grande fosso anticarro del Roncia costruito nel 1939 con un doppio muro in calcestruzzo per sbarrare il dolce pendio tra la sponda del vecchio lago e le ripide pareti sottostanti il piano delle Fontanette.

Oltre il fossato si scorgono i resti dell’ospizio ottocentesco fatto ricostruire da Napoleone in occasione dell’inaugurazione della carreggiabile per il colle e circondato da un lungo muro difensivo con un doppio ordine di feritoie. Davanti a quello che una volta era l’ingresso principale si scorgono i resti del basamento del pennone con una piccola scalinata.

Dal vecchio piazzale si deve risalire verso est, in direzione del grosso monoblocco in calcestruzzo del centro 18 armato con tre mitragliatrici che battevano l’attraversamento del ponte Rosso.

L’interno della piccola opera, visitabile con qualche attenzione, mostra ancora parte delle porte stagne che isolavano ivari ambienti.

Alle spalle di questa posizione quasi al limite delle acque del lago, si erge il piccolo blocco della postazione 29, armato con una mitragliatrice e costruito nel 1939, secondo le specifiche della circolare 7000 per dare profondità alla prima linea in questo settore.

Risalendo verso l’odierno tracciato stradale, occorre inoltrarsi in un piccolo canalone parallelo al percorso del torrente Roncia; a metà della solita salita, addossato alla parete rocciosa della depressione, si incontra il grosso blocco di fuoco del centro 20 finemente mimetizzato con blocchi di roccia analoghi a quelli in cui risulta scavato.

Sulla parete laterale di questo malloppo si apre l’unico ingresso dell’opera che permette di raggiungere la doppia postazione di tiro armata con due mitragliatrici fiat e svoltando a destra, la camerata per la truppa, dopo un breve cunicolo su cui si apre il vano che ospitava il generatore.

Occorre notare come tutte le volte siano rafforzate da travi di acciaio per sopperire alla scarsa qualità ed al debole spessore della roccia circostante.

Continuando la risalita si giunge nei pressi del centro 21 descritto nel capitolo successivo in quanto punto di partenza dell’itinerario del forte Roncia.

Da questo punto la strada costeggia la statale e riporta al parcheggio in cinque minuti.

 

 

 

 

IL FORTE RONCIA

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Vista del Forte Roncia, estate 2005, sullo sfondo il lago. 

 

 

 

Un itinerario di interesse storico che permette di raggiungere il caratteristico e forte circolare del  Roncia usufruendo di un tratto del panoramico “ sentiero del 2000 ” che percorre tutta la conca del lago, rimanendo in una spettacolare posizione a mezza costa, con magnifici scorci su tutto l’altipiano del Moncenisio.

Sulla piccola altura collocata a valle della strada per il colle del Moncenisio, al termine del pianoro delle fontanette, poco prima dell’attraversamento del torrente Roncia, si nota la sagoma evidente della grossa torretta metallica per mitragliatrici, ultimata nel 1935 e armata con tre mitragliatrici.

Evitato l’ingresso settentrionale, ormai ridotto a immondezzaio della maleducazione dei numerosi turisti estivi, si possono visitare gli interessanti interni passando dal grande malloppo meridionale magistralmente sagomato come un innocuo blocco di roccia.

Nella vasta casamatta si visitano la postazione per mitragliatrice meridionale e quella settentrionale, raggiungibile con una scaletta ormai scomparsa.

Dalle postazioni, con una serie di scale, si raggiunge prima la camerata per la truppa con ancora le porte stagne in ottime condizioni e al loro posto e, dopo una seconda scalinata, il pozzo con scale alla marinara per salire la torretta corazzata descritta all’inizio ( attenzione alla caduta di sassi, spesso stupidamente gettati dall’alto, attraverso le aperture delle feritoie).

Dopo aver visitato l’opera, si ritorna sulla strada e si procede per alcune centinaia di metri verso nord attraversando il profondo alveo del Roncia, utilizzato come sbarramento naturale dalla prima linea difensiva italiana che si attestava interamente sulla sua sponda sinistra.

Dopo una curva in prossimità dell’edificio di una margheria, si stacca sulla destra un’evidente traccia che risalendo il pendio raggiunge in pochi minuti il percorso del “ sentiero dei 2000 “

Proveniente dal colle delMoncenisio.

Dopo aver svoltato a destra, si risale lungo il bel tracciato, addentrandosi nel selvaggio vallone del Roncia fino ad attraversare il torrente su di un ponticello in legno Piano delle Fontane (1 ora, 2300 m).

Tutto il vallone porta i segni evidenti del ghiacciaio che lo ha profondamente modellato, lasciando ovunque massi erratici, depositi morenici, tracce di rivoli subglaciali e le caratteristiche rocce montonate , superfici levigate e stirate dallo scioglimento del ghiaccio.

Il ghiacciaio del Lamet si è ormai ritirato sotto l’omonima punta occupando verso il basso solo uno stretto canalino che scende verso la conca del Lac Clair, racchiuso all’interno di una vecchia cerchia morenica, nei pressi della quale arrivava la fronte glaciale ancora all’inizio del novecento.

Dal piccolo ponticello su una carrareccia si dirige verso sud passando subito sotto il malloppo in calcestruzzo, armato con due mitragliatrici e dotato di un ingresso che permette di accedere all’opera. Superata la camerata per il presidio di 23 uomini, il cunicolo principale termina sotto il pozzo della cupola corazzata per mitragliatrice che batteva a 360° i dintorni dell’opera.

Una lunga diramazione laterale conduce all’ingresso principale dell’installazione, posto alle spalle dell’altura nalla quale si sviluppa il centro.

Proseguendo oltre si giunge in breve, al panoramico pianoro in cui sorge l’ottocentesco forte Roncia, con una caratteristica pianta circolare e circondato completamente dal fossato difensivo( 1.20 ore, 2294 m)

Il forte ultimato nel 1880, era armato con sei cannoni da 90 mm con campo d’azione verso il colle del Moncenisio, collocati al secondo livello dell’opera completamente casamattato, mentre al primo livello una serie di feritoie permetteva la difesa ravvicinata del fossato.

L’intera struttura venne disarmata nel 1915 e riutilizzata come caserma negli anni trenta per ospitare le truppe di presidio ai numerosi centri del Vallo alpino, sorti in quegli anni nelle sue vicinanze.

I compiti di interdizione passarono alla sottostante batteria caverna armata con due cannoni da 75mm che sostituivano quelli apostati al vecchio forte.

L’edificio è stato oggetto di recenti restauri ed è aperto al pubblico nel corso della stagione estiva;

durante gli altri periodi occorre accontentarsi di osservarlo dall’esterno perché è normalmente chiuso e non più visitabile nelle sue pareti interne.

Dal forte parte un buon sentiero che permette di raggiungere in poco più di un’ora il Lac Clair, in spettacolare posizione al centro del grande anfiteatro glaciale del Lamet, dominato da scoscese pareti rocciose che terminano quasi mille metri più in alto.

Alle spalle della fortificazione giunge da sud la strada di servizio utilizzabile dai cicloamatoiri che vogliono prolungare l’intinerario verso il piano del Paradiso e nei mesi invernali, dagli sci alpinisti che la possono percorrere con neve sicura e dopo il distacco delle periodiche slavine che precipitano verso il lungo versante occidentale della punta Lamet.

Scendendo dal piazzale antistante al forte, per alcune centinaia di metri verso ovest, si individua facilmente una grossa cupola corazzata un tempo armata con due mitragliatrici Fiat e ancora ricoperta con alcune rocce per mimetizzarla. Si tratta di un’opera nata dalla fusione di una batteria con un centro in caverna, armata complessivamente con due cannoni da 75mm e tre mitragliatrici serviti da una cinquantina di soldati.

L’ ingresso nel blocco sotto la cupola non è più utilizzabile per la mancanza della scala a pioli che permetteva la discesa nel locale posto subito dopo l’entrata.

Per accedere agli ambienti sotterranei, occorre raggiungere l’ingresso meridionale posto al termine di una profonda trincea rinforzata da pareti di calcestruzzo ormai in gran parte crollate.

La visita degli interni è resa interessante dai numerosi resti degli impinati tecnici (tubi per la ventilazione, portalampade e interruttori, cavi elettrici) e dalle porte stagne tutte ancora al loro posto.

Un lungo corridoio raggiunge il camerine per il presidio, da dove partono le diramazioni per le casematte corazzate per i pezzi di artiglieria e per il malloppo in calcestruzzo con la doppia postazione per le mitragliatrici. Un lungo cunicolo prosegue in salita fino a raggiungere il pozzo della torretta e l’uscita nord ormai inutilizzabile.

Dopo aver visitato dall’esterno le postazioni e averne osservato il perfetto mimetismo, si raggiunge l’evidente sentiero che passa nei pressi dell’opera e che scende ripido, verso gli ampi parcheggi

Del piano delle Fontanette, da dove in breve si ritorna alle auto..(3 ore)

 

 

 

IL FORTE DI PATTACROCE

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PUNTA MARMOTTIERE Mt 3384

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Punti di partenza:  Rifugio Stellina 2600 m     

                                Refuge de Grand 1877 m

                                Rifugio S Maria 3500 m

                                Novalesa  828 m

                                Ferrera Cenisio 1461 m

Dislivello: Rifugio Stellina 784 m           

                                Refuge de Grand 1507 m

                                Rifugio S Maria -116 m

                                Novalesa  2556 m

                                Ferrera Cenisio 1923 m

Punti d’appoggio: Rifugio Stellina 2600 m      

    Refuge de Grand 1877 m

                                Rifugio S Maria 3500 m

                                Novalesa  828 m

                                Ferrera Cenisio 1461 m

                                Moncenisio 1800 m

 

 

 

 

PUNTA NOVALESA Mt 3319

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Punti di partenza:  Rifugio Stellina 2600 m     

                                Refuge de Grand 1877 m

                                Rifugio S Maria 3500 m

                                Novalesa  828 m

                                Ferrera Cenisio 1461 m

Dislivello:              Rifugio Stellina 719 m       

                                Refuge de Grand 1812 m

                                Rifugio S Maria -181 m

                                Novalesa  2491 m

                                Ferrera Cenisio 1851 m

Punti d’appoggio: Rifugio Stellina 2600 m      

                                Refuge de Grand 1877 m

                                Rifugio S Maria 3500 m

                                Novalesa  828 m

                                Ferrera Cenisio 1461 m

                                Moncenisio 1800 m

 

 

 

ROCCIAMELONE Mt 3538

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Punti di partenza:  Rifugio Stellina 2600 m     

                                Refuge de Grand 1877 m

                                Rifugio S Maria 3500 m

                                Novalesa  828 m

                                Ferrera Cenisio 1461 m

                                Rifugio la Riposa 2200 m

                                Rifugio d’Asti 2854 m

                                Rifugio Mazzetti 2642 m

                                Rifugio Vulpot 1815 m

Dislivello:              Rifugio Stellina 938 m       

                                Refuge de Grand 1661 m

                                Rifugio S Maria 38 m

                                Novalesa  2710 m

                                Ferrera Cenisio 2077 m

                                Rifugio la Riposa 1338 m

                                Rifugio d’Asti 684 m

                                Rifugio Tazzetti 896 m

                                Rifugio Vulpot 1723 m

Punti d’appoggio: Rifugio Stellina 2600 m      

                                Refuge de Grand 1877 m

                                Rifugio S Maria 3500 m

                                Novalesa  828 m

                                Ferrera Cenisio 1461 m

                                Moncenisio 1800 m

                                Rifugio la Riposa 2200 m

                                Rifugio d’Asti 2854 m

                                Rifugio Mazzetti 2642 m

                                Rifugio Vulpot 1815 m

 

                                

 

MONTE GIUSALET  Mt 3312

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Punti di partenza:  bergerie Borello 2000m      

Dislivello:              bergerie Borello 1312m     

Punti d’appoggio: bergerie Borello 2000m

                                Rifugio Avanzà 2574 m

                                Rifugio Pietro Vacca 2670 m

 

                  

 

 

ITINERARIO 

 

Grande e tozza montagna, rocciosa sul versante meridionale, coperta dal ghiacciaio di Bard su quello settentrionale.

Colle piccole vicine vette Punta della Vecchia e cima di Bard forma un massiccio poderoso, limitato dai profondi colli Clapier e Giasset, con aspetto all’incirca di trapezio da ogni lato.

Da Torino è l’ultima vetta a destra di quelle visibili del gruppo d’Ambin.

Dall’anticima 3292 m sulla cresta nord-ovest si stacca verso nord-nord-est una cresta che forma la Cima di Bard.

Dalla quota3281 si stacca un crestone verso sud-ovest e da breve distanza ad est della vetta fra i valloni di Bard e della Vecchia.

Il nome Ciusalet deriva probabilmente dal sostantivo piemontese “ciusa cioè chiusura.

Su tutte le carte italiane ed anche su quelle francesi recenti è chiamato erroneamente Giusalet, nome riportato in varie pubblicazioni.

Nella letteratura alpinistica francese è detto Signal de Cléry.

Salito con relativa frequenza per il panorama, la facilità di accesso ed anche per l’interesse di alcune vie di roccia buona, in particolare attraverso la Cima di Bard.